Continua il tour in giro per Milano alla scoperta della Design Week in compagnia della giornalista Cristina Morozzi.
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Most, il nuovo polo del design organizzato dal designer/manager inglese Tom Dixon al Museo della Scienza e della Tecnologia, molto annunciato e molto promosso, si è rivelato una delusione. Sparpagliati gli espositori, disomogenea la qualità delle proposte, dal lusso di Cartier che, con la sua versione originale del bracciale Clou, introduceva la rassegna, al souk dei Designersblock. Qualche rara eccezione: l’ineccepibile macchinetta SodaStream Source disegnata da Yves Behar e il relativo bar all’insegna del riciclo, con bancone e arredi in cartone da imballaggio e installazioni di bottiglie in PET; la collezione della nuova azienda francese la Chance e nella sala delle locomotive lo spettacolo dello stampaggio della sedia e delle lampade in alluminio disegnate da Tom Dixon medesimo. Un po’ poco per qualche chilometro di passeggiata.


Alla Triennale, attorno alla nuova versione del Design Museum dedicata alla grafica italiana, allestita in un tripudio di colori da Fabio Novembre, che l’ha inaugurata vestito da Arlecchino, una rosa disomogenea di mostre: dalla spettacolare installazione in vetro, dall’effetto liquido, di Ross Lovegrove per Lasvit, agli oggetti minimali del “Piccolo designer” mostra monografica su Roberto Giacomucci curata da Marco Ferreri.

Da segnalare Perspectives, la rassegna dedicata al design belga contemporaneo, curata da Giovanna Massoni, che offre qualche suggestione surreale; Iperbolica, le monumentali poltrone policrome in silicone di Alessandro Ciffo, una scocca di 50 kg di silicone, imbottita con 30k di poliuretano e le magiche lampade a led, prodotte da Ultrabody e disegnate da Aldo Cibic e Thierry Gaugain.

Una boccata di energia creativa è arrivata da “Ventura Lambrate”: sperimentazioni, pensieri e progetti di qualità. Esemplari le due mostre di Marco Rainò e Barbara Brondi, “Another Terra” e alla galleria Plus design “The Threads that Bind us” con le segnaletiche maschere di Bertjan Pot (le cuce a macchina e impiega un giorno per realizzarle), autore anche di “Stairway to heaven”, scale di luce realizzate con le mini lampadine delle luminarie, appese nel bar del polo Ventura/Lambrate. Stimolanti le proposte della galleria libanese Caravan. Allo spazio Krizia Ingo Maurer ci ha illuminato, regalando la sorpresa dell’avveniristico lampadario a led di Moritz Waldemeyer.

E, per finire, un tris di designer eccellenti, Stefano Giovannoni, Jean-Marie Massaud e Marcel Wanders allo store Excelsior in galleria del Corso per festeggiare le valigie di certificato design prodotte da Fabbrica Pellettieri Milano.