Massimiliano-Gioni

star dream box - Massimiliano Gioni

  • MASSIMILIANO GIONI

  • Il Direttore della Biennale di Venezia 2013 racconta le sue scelte di stile.

  • Bello, divertente e affascinante. A 38 anni, Massimiliano Gioni vanta un curriculum da vero maestro, che lo ha reso una star nel mondo dell’arte a livello internazionale. Un innovatore dalla voce autorevole che lascia il segno. È "less is more" il mantra di Gioni, l’instancabile giramondo che, con estrema abilità, si divide tra i ruoli di curatore-star, critico d’arte, editore e fondatore di gallerie destinate al successo. Dopo aver curato e co-curato tre biennali, quella di Gwangju nel 2010, di Berlino nel 2006 e di Donostia-San Sebastián nel 2005, Gioni è stato nominato Direttore della Biennale di Venezia 2013, Direttore Artistico della Fondazione Nicola Trussardi, che descrive come “un pop up museum molto inusuale” e Direttore delle Mostre al New Museum of Contemporary Art di New York.
  • Come descriveresti il tuo stile e chi sono le tue icone?
  • Utilitario e lievemente ossessivo. Mi vesto sempre nello stesso modo, praticamente solo Trussardi, che è il brand per il quale dirigo la fondazione d’arte, cioè un pop up museum molto inusuale che si muove in giro per Milano, infiltrando arte contemporanea dentro dei bellissimi palazzi dimenticati. Quindi sono ‘casa e chiesa’: indosso ciò con cui lavoro, lavoro su ciò che indosso.
  • Probabilmente seguirai il tuo istinto per scoprire nuovi talenti. Lo usi anche quando scegli i vestiti?
  • Per i vestiti sono molto più ripetitivo e limitato. Spesso penso che, avendo a che fare con l’arte e gli artisti, il mio stile può rimanere semplice e pulito. C’è già cosi tanta energia e creatività sui muri delle gallerie tutto attorno a me... Quindi mi piace essere ‘silenzioso’ con ciò che indosso. Com’era quella citazione di Flaubert “Sii regolare e ordinato nella tua vita così da poter essere violento e originale nel tuo lavoro”?
  • Preferisci i vestiti o gli accessori?
  • I vestiti. Non uso neanche un portafoglio. Less is more.
  • Il mondo della moda e quello dell’arte si stanno avvicinando sempre di più. Come si alimentano a vicenda?
  • Credo che il mondo dell’arte abbia imparato dalla moda come sedurre e come parlare al grande pubblico. La moda invece ha imparato dall’arte come rendere i propri messaggi più complessi e intricati. Tutte e due hanno imparato come spingersi oltre ai propri limiti e come definire le proprie identità. Spero che impareranno anche come non compromettere la loro integrità.
  • Quanto sono stimolanti secondo te le sfilate di moda ultra scenografiche?
  • Più che le sfilate secondo me è la fotografia di moda che ha cambiato il modo in cui gli artisti ed il pubblico guardano il mondo e loro stessi. Non credo che abbiamo ancora compreso la mutazione antropologica che la fotografia di moda ha iniziato negli anni ’90. Ancora oggi, ogni volta che entro in un negozio di giornali sono scioccato dalle centinaia di facce e di corpi sulle copertine che mi fissano. Quello sulle copertine è un umano differente, inventato dalla fotografia di moda. Un umano che a volte mi fa un po' paura.
  • L’opera d’arte che preferisci, a casa tua o in generale?
  • Il “Piedistallo del Mondo” di Piero Manzoni. E’ una grande base scultorea sulla quale è scritto "Socle du Mond" al contrario, come se il piedistallo tenesse il mondo al suo posto e trasformasse il mondo intero in un’opera d’arte. Ho sempre pensato che avere la possibilità di possedere quell’opera fosse come poter possedere tutta l’arte del mondo.
  • Sembri essere un grande fan dell’illuminismo, perché?
  • Al contrario! Ho creato un’intera Biennale di Venezia, che ho chiamato “Il Palazzo Enciclopedico” come celebrazione di tutte le diverse forme di organizzazione del sapere, che non hanno nulla a che vedere con l’illuminismo. “Il Palazzo Enciclopedico” è il progetto di un museo immaginario concepito da un meccanico Italo-americano che sognava di comprimere tutto il sapere del mondo in un grattacelo gigantesco. Ovviamente non l’ha mai finito, quindi “Il Palazzo Enciclopedico” e tutti gli altri sogni di ‘conoscenza impossibile’ che popolano la Biennale di quest’anno hanno poco a che vedere con il razionale e l’illuminismo. Hanno invece molto in comune con il potere smisurato e l’assurdità dei sogni irrazionali.
  • La tua carriera sfaccettata ti rende un uomo molto occupato ed un globetrotter instancabile. Come riesci a mantenere bassi i livelli di stress?
  • Vado al cinema e provo a leggere molto. E mi riempio di serie TV, ad esempio ogni tanto guardo otto episodi di The Newsroom o di House of Cards tutti in una serata.
  • Un consiglio speciale agli aspiranti artisti e curatori?
  • Siate curiosi, lavorate duro e viaggiate molto. Andate ovunque, senza pregiudizi.
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