The New Yooxer incontra Zaha Hadid a Roma, in occasione dell’apertura del Maxxi, il Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo. Dopo dieci anni di attesa, nasce uno spazio sperimentale, fluido e leggero, dedicato all’incontro creativo di arte e architettura.
Con il suo studio di Londra, Zaha Hadid ha realizzato progetti di architettura e design in tutto il mondo, caratterizzati da un segno decostruito ma sinuoso, quasi astratto: dall’Hotel Puerta America di Madrid all’Ordrupgaad Museum di Copenhagen, fino allo Chanel Contemporary Art Container, itinerante tra Parigi e Hong Kong. Nel 2004 è stata la prima donna a ricevere il Premio Pritzker per l’architettura.
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Se il tuo modo di progettare avesse un manifesto, quale sarebbe?
Prendo il dinamismo naturale dello schizzo come spunto per nuovi sviluppi, nel design digitale e nelle più avanzate potenzialità produttive. Ogni progetto diventa così l’ultimo step di un’architettura che parte dalla pratica: il risultato è una sensualità scultorea, con una coerente logica formale. Nuovi materiali e tecniche di costruzione innovative ci hanno aiutato a ripensare radicalmente la forma e lo spazio.
Definiresti i tuoi oggetti di design come delle piccole architetture?
L’idea nasce sempre dalla stessa fonte, mentre la creazione cambia in base al focus, alla tecnica, al progetto. Per me e il mio studio, disegnare prodotti è importante: si tratta di pezzi sperimentali, creativi, più veloci da realizzare rispetto all’architettura, che rientrano in un continuo processo di esplorazione del design.
Chi ammiri tra i designer del passato?
Il maestro Mies van der Rohe. E Oscar Niemeyer, che ha particolarmente influenzato il mio lavoro e continua a ispirarmi. Ho visto molte delle opere che ha realizzato in Brasile e ho avuto l’onore di incontrarlo spesso di persona.
Hai disegnato una collezione di scarpe: qual è tuo rapporto con la moda e con lo shopping?
Questo tipo di collaborazione offre la possibilità di esprimere le nostre idee su diversi livelli e con strumenti diversi. La società contemporanea non è ferma: la moda e l’architettura dovrebbero evolversi seguendo la vita e i suoi cambiamenti di direzione.
Il Maxxi è il tuo primo progetto in Italia: come hai immaginato un dialogo con le diverse anime architettoniche di Roma?
È importante intervenire in modo moderno, ma con precisione e coerenza: la mia idea parte da un concetto di design legato alla tradizione locale, per trasformarlo in un progetto nuovo e originale.
Quali ispirazioni trovi per il tuo lavoro, al di fuori dell’architettura?
Le mie idee nascono dall’osservazione di un luogo, della natura, della gente che si sposta in città. Studio come far muovere le persone in uno spazio, esamino il modo in cui lo vivono.
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Secondo la stampa internazionale, è la conferma della renaissance artistica di Roma: molto più di un museo, il Maxxi si propone come un campus urbano. Nasce in un’ex area militare come edificio in movimento: la luce naturale modella vetro, acciaio e cemento, trasformando una rete di geometrie in spazio espositivo da vivere all’interno e all’esterno.



