12 October 2009

Tiga

 
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Figura di spicco dell’universo dance contemporaneo, Tiga è un Dj/Producer che ha mosso i primi passi nel campo musicale come organizzatore di rave parties nella nativa Montréal, all’inizio degli anni novanta. Nel 1998 ha dato vita alla sua etichetta Turgo Recordings mentre nel 2007 ha esordito come musicista con l’album Sexor che si è aggiudicato il Juno Award for Dance Recording of the Year. Da poco ha pubblicato la sua seconda prova dal titolo Ciao!. Lo abbiamo incontrato…

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“Shoes” – Tiga

1. Mi sembra che Ciao! il tuo nuovo album riprenda le sonorità della disco italiana degli anni 80…Mi sbaglio?

L’idea non era quella di fare un album disco ma poi in qualche modo è successo. Direi però che la disco non è l’unica influenza: c’è anche l’hip hop, la techno degli anni 90, un po’di Prince. Così Ciao! è veramente un mix di influenze e di stili…

2. Il titolo Ciao! suona come un omaggio all’Italia

In effetti lo è, mi è venuto in mente nel corso di un soggiorno nel tuo paese. Mi piace molto il vostro sense of humour, la vostra capacità di prendere le cose con leggerezza, un’attitudine che si riflette anche nella musica prodotta qui.
É tecnicamente molto curata ma allo stesso tempo si capisce che vi divertite! Ciao! è quindi un omaggio allo spirito italiano, alla voglia di sperimentare cose nuove, una caratteristica che apprezzo molto e sento di condividere.

LA DREAM BOX DI TIGA

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3. Gentle Giant e Love Don’t Dance Here Anymore, i due brani che chiudono l’album introducono una novità nel tuo universo sonoro: sono pezzi dal sapore melodico e pop. Anticipano forse una tua nuova direzione musicale?

Sono i primi brani non scritti per il Dancefloor e devo dire che sono i pezzi dell’album che preferisco. Hanno un retrogusto un po’ malinconico e sono nati da domande esistenziali molto semplici ma profonde: sai quando cominci a interrogarti sul senso di quello che fai, ecco il mood è questo. Questi brani potrebbero segnare una mia nuova fase musicale. Nella vita si cambia ed è naturale che la mia musica rifletta il mio vissuto.

4. Secondo alcuni critici la scena elettronica riprende la filosofia del ‘do it yourself’ che aveva caratterizzato il punk

Sono perfettamente d’accordo ed io ne sono la prova vivente: non ho mai imparato a suonare uno strumento, non ho frequentato una scuola. Certo ho delle idee e ora conosco bene la tecnologia. In ambito elettronico direi che è facile comporre brani, ma molto difficile crearne di buona qualità. Personalmente non sono mai stato un punk anche se devo confessarti che qualcuno ha rinvenuto nel mio approccio alla musica un’attitudine riconducibile a questo movimento: forse perché non sono spaventato dai risultati e dagli errori che posso compiere, mi interessa soprattutto sperimentare e riuscire ad esprimermi in piena libertà.

5. Quali sono le tue fonti d’ispirazione?

Mi ispira ascoltare la musica alla radio perché mi suggerisce idee molto bizzarre: sei ad esempio su un taxi e passano un brano dei Fleetwood Mac, una band che non ascolterei mai a casa e questo innesca in me un effetto domino.

6. Il tuo è un look molto curato: sei interessato alla moda?

Si lo sono, peraltro come penso lo siano tutti: a chi non piace in fondo apparire carino? A parte questo, fin da piccolo amavo collezionare cose: orologi, scarpe, gioielli ecc. Trovo che alla base della moda ci sia un’idea molto interessante e naïve che è quella di decorare il corpo. Tutti i grandi stilisti, da Alexander Mc Queen a Hedi Slimane, fino a YSL lavorano su ciò che non è necessario, sull’inessenziale, e questo lo trovo un processo molto affascinante. Si tratta di una celebrazione del corpo, della creatività, del colore. La moda ha in sé un’attitudine ludica di grande fascino. Se non ci fossero i fashion designer con la loro fantasia, indosseremmo tutti la stessa divisa e questo sarebbe molto triste e deprimente.

Ascolta su iTunes “Ciao”