Punk Re-Generation
“Sense of Style” ti guida alla scoperta della moda: questo mese ti presenta il Punk, uno stile da interpretare secondo l’opinione autorevole di chi l’ha creato.
PUNK RE-GENERATION intervista esclusiva a Malcolm McLaren.
Come un ottimo remix musicale, torna a farsi sentire l’eco della moda punk. Dalle passerelle degli stilisti alle strade di molte città, spuntano punk-rivisitazioni di outfit ispirati ai tipici dress code anni 70’, serate musicali come la famosa “Punks wear Prada” che inneggiano alla tendenza odierna a saper mischiare l’high fashion con la street fashion più alternativa, programmi televisivi come “Punk’d”, modelle dall’aspetto non convenzionale come Alice Dellal diventano nuove icone dello stile e perfino una rivista patinata come Vogue mette in copertina la giovane figlia tatuata di Bob Geldof.
Come mai? Come interpretare questo ritorno? L’ho abbiamo chiesto a chi il punk l’ha creato e vissuto: Malcolm McLaren.
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INTERVISTA ESCLUSIVA A MALCOLM MCLAREN
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Qual è il tipico look Punk?
Capelli rossi a porcospino, pantaloni bondage in tartan rosso (possibilmente con la cintura o bretella McLaren tra le gambe), una t-shirt dove sopra a una svastica psichedelica campeggia la scritta “Destroy”, un ciondolo a forma di crocefisso rovesciato e un francobollo con la testa decapitata della regina.
Quali sono i tuoi personali consigli di stile?
Il mio consiglio di stile è solo questo: se quello che indossi non ha un ritmo, non ti ci senti bene, non esprime quello che sei, allora forse non funziona, oppure sei semplicemente andato oltre.
La moda segue la musica o viceversa?
Moda e musica si muovono insieme come un cavallo e la sua carrozza. Non puoi avere l’una senza l’altra, a volte è la moda a iniziare un trend che porta alla musica, a volte è il contrario, si influenzano da sempre, da più di cinquant’anni e forse anche da più tempo. La cultura Pop ne è un esempio, fa in assoluto da guida quando si parla di stile.
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Il Punk è una forma di protesta o un trend moda?
Il Punk è una forma di protesta che loda le virtù e i desideri di ogni ragazzo: sesso, sovversione e stile. E’ questo che fa battere i loro cuori, che li fa alzare al mattino, che li fa vestire in un certo modo, che gli fa fare baldoria. E’ in questo culto dell’azione che, fin dalla sua nascita negli anni ‘70, ha fatto diffondere il punk, è molto più di un trend, è una mappa di sentimenti e sensazioni per ogni nuova generazione, la carta d’identità di ogni giovane “terrorista” culturale. Tristemente in tempi recenti è stato corrotto da influenze di business mainstream, che lo hanno fatto diventare una parodia di se stesso. All’epoca dalla sua nascita nel 1974 a King’s Road nel quartiere londinese di Chelsea, apriva i battenti anche “Sex” il negozio da me ideato per essere il centro di tutto il mondo punk, al suo interno si trovavano i primi outfit di rottura tra cui i pantaloni bondage, prima dichiarazione di anti-repressione. I giovani erano attirati dal negozio, ci passavano le ore, era un luogo alchemico, isterico ed euforico che fece sì che il punk non fosse solo un trend ma uno stile di vita.
La moda continua a rivisitarlo. Ha ancora senso parlare di Punk al giorno d’oggi?
Il Punk rimane qualcosa di enigmatico nella cultura odierna. Non ha voglia di essere compreso davvero, di essere accettato o desiderato allora come oggi. E’ ancora irresponsabilmente incontrollabile, ancora odiato dalle società.
Eppure l’establishment culturale, come ad esempio i musei, le agenzie di pr, le aziende di moda, cerca ancora di carpirne il fattore “cool”, quell’originalità che però non è in vendita secondo me.
Parlare di Punk è comunque ancora pertinente, è stato fuori moda per un po’, per poi tornare di nuovo, è un qualcosa di artistico e per questo non potrà mai morire.
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PUNK PEOPLE AROUND THE WORLD
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